Quando si parla di digitale, l’Italia è sempre in fondo alle classifiche.

Per una volta, però, siamo saliti anche noi sul podio: l’italiana Net4All ha vinto uno dei cinque Broadband Award, assegnati dalla Commissione europea il 15 novembre scorso.

È la seconda edizione di questo premio, volto a valorizzare quei progetti che rappresentano “un modello esemplare per lo sviluppo della banda larga in Europa”. La Commissione premia in tutto cinque categorie, che valorizzano diversi aspetti dell’investimento in reti a banda larga e ultralarga: dai modelli di business innovativi all’impatto socio-economico, dalla concorrenza alla qualità del servizio. La trovo un’iniziativa intelligente, per dare risalto a quelle (tante) iniziative innovative nel mercato della banda larga, spesso dimenticate quando si parla di policy e sviluppo del digitale.

Il progetto Net4All della Regione Emilia Romagna si è aggiudicata il premio per la categoria, ‘Riduzione dei costi e co-investimenti’, in quanto “successful example of public and private investment collaboration bringing revenue and value”. A capo dell’iniziativa c’è Lepida, la società in house della Regione Emilia-Romagna per le reti a banda larga. Il progetto prevede che enti pubblici e utenti privati co-investano per portare la fibra ottica in 20 aree industriali. Un modello alternativo per lo sviluppo delle reti NGA, che merita maggiore attenzione da parte degli studiosi e dei policymaker.

La mia ricerca è in parte volta proprio a studiare lo sviluppo e la performance di approcci alternativi allo sviluppo delle reti a banda larga e ultralarga. Non solo grandi player privati e interventi pubblici su scala nazionale: la scena europea è costellata di piccoli provider e iniziative locali che stanno investendo in fibra ottica, anche laddove il mercato sembrerebbe destinato a fallire. Ben vengano, quindi, manifestazioni come gli European Broadband Award, che accendono i riflettori su modelli alternativi per l’investimento privato e l’intervento pubblico nelle reti NGA.

Il premio a Net4All, innanzitutto, richiama all’attenzione una questione molto delicata e spesso trascurata: l’accesso alla banda ultralarga nelle aree industriali. Quando si parla di digital divide si pensa sempre alle zone rurali e più remote dove l’assenza di connettività è un problema quanto mai urgente. Ma anche le aree urbane e suburbane spesso sono sprovviste di connessioni adeguate. La posizione periferica e la bassa densità di utenti rende le aree industriali poco appetibili per l’investimento privato. Bene, quindi, che l’intervento pubblico interessi anche queste realtà produttive, dove la banda ultralarga può fare davvero la differenza – in termini di opportunità di business.

Dall’altro lato, la vittoria di Net4All è un segnale incoraggiante, in quanto attesta la dinamicità e l’innovatività delle iniziative in campo nel nostro Paese contro il digital divide. Come dicevo, i progetti pubblici e privati sono tanti e sparsi per tutta la Penisola. Tante Regioni, ma anche Province e Camere di Commercio, si sono impegnate a portare la banda larga sul territorio. Regioni come Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia hanno creato società ad hoc per la realizzazione e gestione di reti a banda larga. Nel Triveneto come in Toscana, molti operatori minori sono compartecipati da enti locali. Senza contare le numerose municipalizzate che vendono servizi di connettività oppure (come nel caso di Mantova e Cremona) possiedono reti in fibra ottica.

Nonostante la grande diffusione di queste iniziative, però, manca una ricognizione a livello di sistema, per valutarne i risultati, capirne le implicazioni e sfruttarne le potenzialità. È un vuoto che mi preoccupa, come ricercatore ma soprattutto come cittadino. Da un lato, serve massima trasparenza, per valutare l’impatto di questi progetti sul mercato e sulle casse pubbliche. Dall’altro, serve un’azione di sistema per valorizzare al massimo queste esperienze, anche attraverso misure regolamentari ad hoc.

Con la mia ricerca. spero di stimolare il dibattito e di fare luce su approcci e modelli alternativi allo sviluppo delle reti NGA così da valorizzare al massimo gli sforzi pubblici e privati contro il digital divide!

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