No, quest’articolo non parla di Brexit. Per quanto il tema mi appassioni, per ora preferisco non rilasciare dichiarazioni (devo ancora riprendermi dallo shock). Meglio concentrarsi su un altro divorzio che si sta consumando qui, oltre Manica.

British Telecom ha infatti deciso di assecondare il regolatore inglese, Ofcom, e di procedere alla separazione legale di Openreach, la divisone che gestisce la rete e ne garantisce l’accesso tanto a BT quanto ai suoi concorrenti. A seguito della nuova decisione, Openreach diventerà una società distinta all’interno di BT Group, con il proprio personale e il proprio management.

La vicenda dello scorporo di Openreach ha tenuto banco per molto tempo e può essere, a tutti gli effetti, vista come una telenovela. La bella e prosperosa Openreach è l’unica donna del villaggio, da sempre sposata con il ricco e potente BT. Gli altri uomini del villaggio – Sky and TalkTalk in primis – accusano BT di essere un marito geloso e avaro. Il governatore Ofcom impone a BT di essere più aperto, perché Openreach è troppo bella e troppo ricca per essere solo sua. Ma i pretendenti non si accontentano. Allora, su suggerimento di Ofcom, BT decide di separarsi. Ora, ognuno può avere la propria opinione in materia di fedeltà coniugale e coppie aperte, ma tutti converremo che i pretendenti di Openreach avrebbero almeno potuto provare a cercarsi un’altra donna.

In termini meno profani, il punto è che Openreach resta l’unico operatore inglese dotato di un’infrastruttura capillare a livello nazionale. Ofcom è riuscita a promuovere un’intensa concorrenza sui servizi e a raggiungere alti livelli di penetrazione del local loop unbundling, ma ha fallito nell’intento di spingere gli investimenti in banda ultralarga. Solo di recente Virgin Media ha avviato un piano di espansione della sua infrastruttura. Numerosi operatori locali stanno costruendo reti in fibra, ma la loro copertura resta limitata e spesso concentrata sul segmento business.

A detta di Ofcom, e dei concorrenti di BT, la separazione di Openreach eliminerà qualsiasi discriminazione nell’accesso alle reti e incentiverà Openreach a investire di più, per estendere e potenziare la rete in fibra ottica. Risultati senz’altro auspicabili, ma siamo sicuri che vada a finire così?

A mio avviso, a prescindere dagli assetti organizzativi e proprietari, una Openreach indipendente va a rafforzare la tendenza monopolistica nel mercato, soprattutto se accompagnata, come leggo oggi sui giornali inglesi, da una regolazione dei prezzi di accesso all’ingrosso alla rete in fibra. Se il prezzo dei servizi di Openreach si abbassa, i suoi margini si riducono e così l’incentivo a investire. Dall’altro lato, se la rete di Openreach costa di meno, per gli altri operatori diventa meno conveniente sviluppare reti alternative, con il rischio di deprimere ulteriormente nuovi investimenti in fibra ottica.

La separazione della rete è invocata anche come soluzione a comportamenti discriminatori che possono danneggiare i concorrenti e i loro utenti finali. Di fatto, una Openreach indipendente non avrebbe né l’incentivo né gli strumenti per favorire BT a danno degli altri concorrenti. Dall’altro lato, però, questo non garantisce automaticamente una migliore qualità del servizio per tutti. In altre parole, gli operatori (e, di riflesso, i loro clienti) verranno trattati allo stesso modo ma non è detto che siano trattati al meglio. Resta, quindi, necessario implementare misure regolamentari ad hoc per tutelare il consumatore e garantire una qualità del servizio adeguata.

Insomma, quale sarà l’esito di tale operazione è impossibile a dirsi e solo nel lungo termine saranno chiare le sue implicazioni. Di sicuro, la soap opera non finisce qui. Se ne parlerà ancora a lungo e probabilmente altri paesi esploreranno questa opzione. Io resto dell’idea che lo scorporo della rete non sia la panacea a tutti i mali del mercato, come spesso si vuole far credere.

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